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La tricotillomania, che etimologicamente deriva dal greco (t r i c o s : capello; t i l l e i n : strappare; m a n i a : pazzia consiste nello strappare in modo cronico e ripetitivo i capelli (o peli), con conseguente perdita notevole degli stessi. Le persone che ne soffrono spesso avvertono un aumento del senso di tensione subito prima dello strappo o quando cerca di resistere all’impulso di strappare e provano un senso di sollievo o di piacere e gratificazione associato alla messa in atto del comportamento. Lo strappo non è causato da malattie mediche, quali infiammazioni cutanee o altre condizioni dermatologiche, o da altri disturbi mentali. Tale disturbo causa un significativo disagio e problemi a livello relazionale ed emozionale. Generalmente i capelli sono strappati più di frequente nella zona frontoparietale (tendenzialmente dalla regione periferica a quella centrale). Relativamente alle altre zone del corpo, può riscontrarsi la totale assenza di ciglia e sopracciglia, la rarefazione dei peli pubici e la presenza di aree glabre sia sul tronco che sugli arti; nei maschi lo strappo può riguardare anche i peli dei baffi e della barba. È raro che lo strappo si verifichi alla presenza di altre persone, se non dei parenti stretti, tanto che anche le situazioni sociali vengono talvolta evitate. Dopo lo strappo invece si verifica frequentemente che i soggetti esaminino le radici dei peli/capelli, ci giochino o le accarezzino e le liscino. Possono anche essere presenti comportamenti orali, quali lo strofinare i capelli/peli tra le labbra, il portarli tra i denti, il morderli o addirittura ingerirli (tricofagia), che può provocare la formazione di bezoari (masse tonde di capelli) nell’intestino.
Trattamento
Mansueto, Golomb, Thomas e Townsley-Stemberger (1999) hanno creato un modello integrato per il trattamento cognitivo comportamentale della tricotillomania, stilando delle precise linee guida. Gli autori sottolineano come il trattamento debba essere individualizzato e flessibile, facendo ricorso a diverse strategie di trattamento:
Cognitive: per le quali risulta elettivo l’impiego della ristrutturazione cognitiva o dell’arresto del pensiero o delle auto-istruzioni, che aiutano il soggetto ad autoconvincersi che il comportamento cesserà in breve tempo.
Emotive: per le quali è consigliabile l’utilizzo di tecniche di autoregolazione quali il rilassamento muscolare, la respirazione controllata diaframmatica, l’autoipnosi, la visualizzazione di immagini piacevoli, l’esposizione in vivo o immaginativa e le tecniche di stress management (quali training di assertività, time management, problem solving).
Comportamentali: per le quali risulta utile l’utilizzo di procedure atte sia ad incrementare la consapevolezza del soggetto, quali l’auto-monitoraggio, sia a destare il soggetto nel momento in cui dà inizio a questo procedimento in maniera meccanica ed automatica.
Sensoriali: per tali modalità è consigliabile adottare tecniche che prevedono la distrazione, la sostituzione e l’estinzione. Possono rivelarsi utili anche strategie di controllo dello stimolo, che riducono lo stimolo sensoriale, rendendo l’aspetto fisico più simile a quello desiderato.
Ambientali:per le quali è consigliabile impiegare le medesime strategie di controllo dello stimolo, modificando l’ambiente, ovvero rendendo meno reperibili e disponibili gli oggetti che il paziente utilizza per lo strappo, come le pinzette per le sopracciglia e gli specchi.
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