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Il burnout

 

Cosa significa burnout?

Il termine burnuot, che significa “bruciato, scoppiato, esaurito”, identifica una condizione nella quale la persona sembra spegnersi e perdere quel vigore che prima guidava il suo modo di agire nella vita professionale. In taluni contesti lavorativi, infatti, l’insoddisfazione e il malessere generati da esperienze deludenti, prostranti e dal sovraccarico lavorativo portano nel tempo la persona a perdere la propria motivazione e ad esaurire le proprie energie e risorse interiori. Si tratta di un lento ma progressivo processo di esaurimento psicofisico che porta l’individuo a sentirsi svuotato, impotente e a non riconoscersi più in quello che era un tempo. Ad un periodo di funzionamento corretto segue pertanto una fase in cui la persona non è più in grado di far fronte alle sfide e alle tensioni, perdendo la propria capacità di reagire alle situazioni.

 

Come riconoscere la sindrome

Il burnout può essere considerato una vera e propria sindrome, caratterizzata da tre elementi principali che sono: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e mancata autorealizzazione.

Esaurimento emotivo: le persone che mostrano esaurimento emotivo possono palesare tale stato attraverso un ripetuto assenteismo, mostrarsi fredde e distaccate nei rapporti con gli altri, e riconoscersi in simili affermazioni:“mi sento completamente svuotato”, “gli altri pretendono troppo da me”, “sento di aver oltrepassato i miei limiti e ora faccio fatica a recuperare”, “spesso mi sembra che mi manchino le forze per fare/affrontare qualsiasi cosa”, “non ce la posso fare, ho troppo lavoro”, “mi sento affaticato per il troppo lavoro”.

 

Depersonalizzazione: la depersonalizzazione identifica invece una serie di risposte di allonatanamento e indifferenza verso gli altri. Nelle professioni di aiuto questa forma di evitamento viene spesso attuata attravero un atteggiamento burocratico e distaccato nei confronti degli utenti/clienti, con lo scopo di aumentare la distanza tra sé e l’altro proteggendosi da eccessivi coinvolgimenti emotivi e delusioni. Nel lungo termine tuttavia questi comportamenti portano la persona a sviluppare un forte senso di colpa e una mancata realizzazione personale, in quanto contrastanti con i principi alla base della professione.

 

Mancata autorealizzazione: si tratta del sentire di non avere successo in ciò che conta per noi, con gravi ricadute sul proprio senso di autoefficacia, autostima e con una forte perdita di motivazione che contribuisce a peggiorare l’adattamento lavorativo.

 

È un fenomeno molto diffuso?

Secondo quanto suggerito dalla letteratura internazionale, sembra che il burnout colpisca circa l’8% dei soggetti appartenenti alle popolazioni di lavoratori considerate nelle ricerche. Tale indice tuttavia tende a variare considerevolmente a seconda delle tipologie di lavoratori e dei criteri assunti di volta in volta per definire il burnout.

 

Che conseguenze può avere sull’individuo?

Come tutte le situazioni che comportano alti livelli di stress e malessere, anche il burnout può avere conseguenze negative sulla salute della persona e sulla sua qualità della vita. Tale condizione si accompagna spesso, o può portare, a depressione e ansia, umore instabile, irritabilità, scarsa autostima e mancanza di fiducia in sé stessi. Può inoltre spingere l’individuo ad adottare comportamenti dannosi per se stesso (ad esempio l’uso di sostanze come alcol o droghe, aumento del consumo di nicotina, sintomi di affaticamento mentale e fisico) e per l’intera organizzazione (ritardi sul lavoro, assenteismo, bassa efficienza e perdita di concentrazione).

 

Quando torno da lavoro sono sempre stressato, questo significa che ho la sindrome da burnout?

Nonostante stress e burnout siano in stretta connessione tra loro e vengano spesso confusi, le due cose non sono sovrapponibili. Piuttosto esse possono essere considerate ‘parzialmente’ sovrapponibili e in continuità tra loro, dal momento che il burnout può derivare da una prolungata esposizione ad agenti lavorativi stressanti. La ricerca tuttavia deve ancora chiarire quali siano le differenze tra questi due fenomeni. Una cosa è comunque certa: contrariamente al burnout, lo stress costituisce un elemento assolutamente comune, onnipresente nella vita quotidiana, e racchiude in sé un significato adattivo non trascurabile.

 

Essere burnout significa essere depressi?

È opportuno non confondere il burnout con la depressione. Nonostante alcune similarità (es., affaticamento e irritabilità) esistono infatti importanti differenze tra queste due condizioni. Gli individui con sindrome da burnout tendono infatti ad essere più attivi rispetto a coloro che soffrono di depressione, conservano il proprio interesse per particolari attività che esulano dal lavoro, e i loro pensieri e problemi si concentrano soprattutto in ambito lavorativo.

 

Lo psicologo rientra tra le categorie professionali più a rischio?

Certamente sì, in quanto la professione dello psicologo fa parte delle professioni di aiuto, che ben si prestano allo sviluppo di questo tipo di problemi. In questo genere di professioni, nelle quali rientrano ovviamente anche i medici, gli infermieri, gli insegnanti, i tutori dell’ordine pubblico ed tutti colori che per lavoro prestano soccorso, diviene fondamentale il rapporto con l’utente/cliente e indispensabile avere ottime abilità relazionali. La persona che opera in simili ambiti deve pertanto avere buone capacità gestionali di se stesso in mezzo agli altri, adottando il giusto distacco e non lasciandosi travolgere dai gravosi impegni professionali e dai problemi degli utenti e dei colleghi. Questo vale in misura maggiore per chi di noi non sa chiedere aiuto e nutre aspettative eccessivamente elevate circa se sesso. Perdendo il giusto equilibrio tra le proprie e altrui esigenze si rischia di rimanere schiacciati sotto il peso dei propri impegni. Ad avere un peso in tutto ciò non sono soltanto le caratteristiche personali dell’operatore, ma anche quelle del contesto in cui opera. Ogni luogo di lavoro porta con sé una serie di vantaggi e limiti che nascono da una complessa interazione tra persone, ruoli, mansioni, gruppi, regole, e così via. In questo senso il burnout si configura come un problema che scaturisce da un mancato adattamento tra individuo e contesto lavorativo.

 

Quali sono i fattori di rischio?

In linea di massima tutti i fattori in grado di agire aumentando il carico di stress e ostacolando una ripresa dell’individuo possono avere un ruolo importante nell’insorgenza e nell’aggravarsi della sindrome da burnout. Tra i fattori più influenti possiamo considerare almeno i seguenti:

  • esposizione duratura e continuativa ad ambienti lavorativi altamente competitivi e problematici;
  • condizione cronica di stress ed insoddisfazione lavorativa;
  • pressioni lavorative e caratteristiche organizzative che determinano una bassa qualità della vita lavorativa;
  • difficoltà e incomprensioni nel rapporti con i colleghi e i superiori;
  • esposizione a tipologie di utenze particolarmente difficili da gestire e rapporto insoddisfacente con esse;
  • alta vulnerabilità allo stress e tendenza ad adottare strategie di fronteggiamento inefficaci;
  • bassa autostima;
  • tendenza a ritenere che gli eventi negativi e gli eventi stressanti siano fuori dal proprio controllo;
  • difficoltà a relazionarsi e difficoltà nell’esprimere i propri bisogni, le proprie idee e le proprie emozioni nel rapporto con gli altri;
  • fattori familiari come: crisi coniugale, difficoltà economiche, ambiente familiare disfunzionale, tensioni con il partner;
  • basse opportunità di svago e cattiva gestione del tempo libero;

 

Cosa è possibile fare per prevenire e curare il burnout?

I programmi generalmente attuati per far fronte a questa condizione, siano essi preventivi o di cura, prevedono l’integrazione tra interventi rivolti alla persona e interventi rivolti al contesto. I primi si pongono come obiettivo quello di rafforzare le risorse interne della persona migliorando le sue capacità di gestire lo stress e di affrontare i problemi sul lavoro. A tale scopo vengono impiegate strategie che aiutino la persona a contrastare lo stress attraverso il ricorso a tecniche di rilassamento, e strategie che permettano all’individuo di fronteggiare in modo più efficace i problemi, focalizzandosi sul problema e imparando a gestire le proprie emozioni negative. Altro aspetto fondamentale riguarda l’attenzione rivolta al rapporto con gli altri, dal momento che essi rappresentano un importante fonte di aiuto e sostegno per la persona in difficoltà. La persona può così essere aiutata ad implementare le proprie abilità sociali attraverso training di assertività, ed essere inserita in specifici gruppi di sostegno che favoriscano l’ascolto, il confronto tra esperienze diverse e l’apprendimento di nuovi e più funzionali modi di agire.

Gli interventi basati sul contesto lavorativo consistono invece nell’adozione di una serie di misure che permettono di migliorare il clima sociale all’interno dell’organizzazione, aumentare il senso di appartenenza, di autonomia e di partecipazione agli scopi comuni. Questi interventi spesso prevedono anche l’introduzione di nuovi stimoli e di un sistema premiante per i contributi offerti dal singolo lavoratore, come ad esempio la possibilità di far carriera, incentivi finanziari o riconoscimento sociale. In conclusione, quindi, l’intervento deve essere congiunto e focalizzarsi su molteplici aspetti, tra i quali un ruolo fondamentale è giocato dagli elementi del contesto.

 

Burnout vs mobbing: quali differenze?

Nonostante si tratti di fenomeni strettamente attinenti al mondo del lavoro, capaci in entrambi i casi di portare a conseguenze psicopatologiche, esistono almeno quattro aspetti che permettono di operare una distinzione tra i due:

 

  • il burnout colpisce in modo preferenziale coloro che operano all’interno delle cosiddette “professioni di aiuto”, mentre il mobbing può di fatto verificarsi all’interno di qualsiasi gruppo organizzativo e lavorativo;
  • il burnout identifica una sindrome per la quale sono stati identificati sintomi specifici (esaurimento emotivo, depersonalizzazione e mancata autorealizzazione), riconosciuti ormai da diversi studiosi come centrali. Al contrario, il mobbing non ha una configurazione sintomatologica specifica.
  • A differenza del burnout, le cui cause sono molteplici e hanno a che vedere sia con la persona sia con il contesto organizzativo, il fenomeno del mobbing si delinea solo nel caso specifico in cui la persona sia costretta a subire condotte persecutorie da parte di colleghi e/o superiori;
  • mentre il mobbing può risutare da situazioni nelle quali la persona viene isolata dagli altri o destinata a lavori che rappresentano una degradazione rispetto a cariche precedenti o che prevedono una limitazione delle sue responsabilità, il burnout consegue a situazioni di iperstimolazione, iperesponsabilizzazione e sovraccarico lavorativo.