• Tricotillomania - spettro disturbo ossessivo compulsivo (DOC)

Tricotillomania

 

Cos’è la tricotillomania?

La collocazione nosologica di questa particolare condizione ha da sempre creato problemi alla comunità di scienziati e medici che si sono occupati di studiarla e descriverla. Contrariamente a quando avveniva in passato, quando la tricotillomania (o disturbo da strappamento di peli o capelli) era considerato un disturbo legato al discontrollo degli impulsi, oggigiorno si ritiene che la tricotillomania porti con se alcune caratteristiche tipicamente osservabili e ascrivibili alla sfera delle manifestazioni ossessivo-compulsive. Nonostante siano assenti vere e proprie ossessioni, si ritiene che le manifestazioni comportamentali della tricotillomania possono essere considerate e trattate alla stregua di vere e proprie compulsioni. Per queste ragioni la tricotillomania è stata recentemente inclusa nella categoria dei disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo dall’American Psychitric Association (APA).

 

Quali sono le caratteristiche distintive di questa condizione e come si manifesta?

Secondo quanto riportato dall’APA, gli individui che ne soffrono si caratterizzerebbero principalmente per il ricorso a comportamenti di strappo di capelli o peli e dai ripetuti tentativi di ridurre o impedire tali condotte. A ciò si unisce spesso un senso di disagio che accompagna tale condizione sia per la consapevolezza di soffrirne sia per gli effetti negativi e le limitazioni che essa comporta sul piano funzionale e nell’agire quotidiano. Le aree più frequentemente interessate dai comportamenti di strappo comprendono il cuoio capelluto, le sopracciglia, le ciglia, ma anche peli di ogni genere da diverse parti del corpo: ad esempio, dagli arti, dal petto, dal pube, barba o baffi. Alcune persone possono tirare intere manciate di capelli, mentre altri strappano un capello alla volta. Inoltre, dopo aver strappato il capello molte persone possono trarre piacere dall’ispezionare il capello e la sua radice, trascorrendo del tempo giocandoci, lisciandolo o tenendolo tra le labbra o i denti. Talvolta i capelli e i peli strappati vengono conservati accuratamente in posti sicuri, o appiccicati allo specchio. Un aspetto importante riguarda il fatto che più della metà di queste persone presenta comportamenti di tipo orale successivi allo strappo, che possono comprendere anche la masticazione e l’ingestione, con conseguenti complicazioni mediche legate alla formazione di tricobezoari, agglomerati di capelli che devono essere rimossi chirurgicamente dall’apparato digerente. Mentre alcuni individui attuano tali comportamenti consapevolmente, una larga parte di individui tende a farlo senza notare ciò che sta facendo, spesso mentre svolge altre attività particolarmente assorbenti o noiose, come ad esempio studiare, leggere o parlare al telefono. Alcune persone con la tricotillomania riferiscono particolari sensazioni nel loro cuoio capelluto. Una delle più frequenti è la sensazione di formicolio, che può essere alleviato solo strappando i capelli, similmente a quando avviene nel sollievo che si prova grattando il prurito. Raramente, invece, chi soffre di tricotillomania riporta sensazioni di dolore associate allo strappo.

 

Quali conseguenze negative si possono avere?

Per quanto riguarda le conseguenze fisiche possono aversi:

  • sanguinamento e infezioni del cuoio capelluto o della cute;
  • difficoltà nella ricrescita dei capelli;
  • danni all’apparato dentale e formazione di trocobezoari in ci manifesta comportamenti orali associati allo strappo, con conseguente nausea, dolore addominale, ostruzione e possibile perforazione delle pareti intestinali;

Per quanto riguarda le conseguenze psicosociali, gli individui che soffrono di tricotillomania possono vedersi costretti ad evitare situazioni e attività connesse a luoghi pubblici dove i segni fisici del disturbo possano risultare più evidenti o difficilmente occultabili. Questo porta un progressivo evitamento di situazioni in ambito sportivo, occupazionale/scolastico e relazionale, con conseguente peggioramento della qualità della vita.

 

Quanto è diffusa la tricotillomania?

La tricotillomania è stata spesso considerata una condizione rara ed esistono relativamente pochi studi che si sono occupati di indagare tale fenomeno. La realtà sta però cambiando grazie ad una migliore comprensione del fenomeno e ad un incremento delle richieste di aiuto da parte di coloro che ne soffrono. La prevalenza all’interno della popolazione generale non è ancora del tutto chiara. Le percentuali variano attorno allo 0,6 fino al 1-2% se ai fini diagnostici vengono considerate le caratteristiche proposte nel DSM, fino a percentuali del 10-15% se i criteri di inclusione divengono meno restrittivi e si considerano gli individui che manifestano solo le caratteristiche principali del disturbo.

Ciò che appare più chiaro, invece, è il rapporto maschi e femmine, per il quale è stato riscontrato un forte sbilanciamento (1:7, 1:10 circa) a svantaggio di queste ultime. Questo vale in particolar modo per i soggetti adolescenti e adulti, mentre per i bambini il trend sembra invertirsi, con una maggiore prevalenza nei maschi rispetto alle femmine.

La tricotillomania si trova spesso associata ad altri disturbi quali il disturbo da escoriazione e depressione. A volte il quadro clinico può meritare una diagnosi ulteriore di disturbo ossesssivo-compulsivo.

 

A quale età può insorgere la tricotillomania?

La tricotillomania esordisce generalmente durante l’adolescenza o durante l’infanzia. In quest’ultimo caso alcuni comportamenti di strappo o manipolazione dei capelli possono essere frequenti, ma sono tendenzialmente transitori. Qualora dovessero persistere, il consiglio è quello di ricorrere al parere di un esperto. L’introduzione di piccoli accorgimenti nella vita quotidiana del bambino e l’applicazione di semplici principi di modificazione del comportamento può essere di per sé sufficiente per estinguere in breve tempo queste cattive abitudini, scongiurando il rischio che possano trasformarsi in un problema serio.

 

Perché le persone iniziano a strapparsi i capelli e non riescono più a smettere?

È piuttosto difficile riuscire a comprendere perché le persone, ad un certo punto, inizino a strapparsi i capelli e non riescano a smettere nonostante le indesiderabili conseguenze estetiche e le ripercussioni nella vita quotidiana. Chi si occupa di tricotillomania non conosce ancora con certezza cosa possa causarla. L’ipotesi più plausibile è di una storia di apprendimento su una vulnerabilità biologica. Al di là delle possibili cause ciò che sappiamo è che nel tempo queste persone divengono particolarmente sensibili a particolari stimoli (es. specchi, pinzette o particolari emozioni) che innescano i comportamenti di strappo. Sappiamo inoltre che vi sono specifici fattori di mantenimento (es. la sensazione di sollievo conseguente allo strappo) che interagiscono in modo complesso favorendo il ripetersi di tali comportamenti. Tali fattori, dei quali l’individuo in genere non ha consapevolezza, devono essere identificati, compresi nelle loro funzioni ed infine rimossi.

 

Cosa si può fare per risolvere il problema?

La tricotillomania è un problema che la maggior parte delle persone non riesce a superare semplicemente imponendosi di smettere. Solitamente hanno bisogno dell’aiuto di medici specialisti e terapeuti del comportamento prima di riuscire ad interrompere le condotte di strappo. Con un aiuto esperto, tuttavia, le probabilità di successo sono alte. I trattamenti solitamente prevedono una terapia cognitivo e comportamentale, l’assunzione di farmaci, o una combinazione di entrambi. Nella terapia cognitiva e comportamentale, dopo una approfondita valutazione iniziale, il primo passo consiste nell’aiutare la persona ad acquisire una maggiore consapevolezza degli stimoli, degli eventi e delle situazioni che scatenano i comportamenti di strappo. Una volta identificati questi elementi la persona impara come modificarli o eliminarli, ad esempio rendendo meno accessibili e disponibili gli oggetti utilizzati per lo strappo, come pinzette e specchi, oppure impiegando tecniche di distrazione. Questo fa si che le occasioni di stimolazione e induzione ambientali si riducano, favorendo e facilitando i tentativi di resistere ai comportamenti di strappo. Affinché questi elementi siano raccolti può essere chiesto alla persona di compilare una sorta di diario degli episodi di strappo. Nel caso in cui gli episodi siano scatenati da emozioni intense il terapeuta addestrerà la persona all’utilizzo di tecniche di rilassamento o di autoregolazione che abbiano come scopo quello di ridurre la tensione. Nelle forme più automatizzate invece possono rendersi utili compiti da svolgere che tengano occupate le mani, oppure azioni incompatibili con lo strappo. In questo modo l’automatismo viene gradualmente indebolito, la persona è accompagnata verso un riduzione dei comportamenti di strappo e vengono introdotti comportamenti nuovi e alternativi.

 

Come affrontare le ricadute

Come può avvenire per molti disturbi, una persona può andare incontro a delle ricadute dopo un trattamento e deve, quindi, essere preparata all’eventualità che ciò accada. Essere preparati significa essere addestrati a riconoscere i segnali precoci di una ricaduta in modo tale da essere in grado di sventare eventuali crisi sul nascere. E’ di fondamentale importanza che la persona sappia assumere un atteggiamento onesto e di accettazione dinanzi a quello che è, di fatto, una normale evenienza; evitando così di cadere nello sconforto più totale. Una ricaduta non indica affatto che i risultati ottenuti in precedenza siano completamente perduti e nemmeno che il disturbo sia tornato a minacciare il proprio benessere. Al contrario, rappresenta un’occasione di messa alla prova nella quale la persona può mettere in pratica tutto ciò che ha appreso durante la terapia. Il programma di prevenzione delle ricadute costituisce una parte fondamentale e integrante del trattamento della tricotillomania. In caso di difficoltà nel gestire la situazione la persona potrà comunque contare sull’aiuto e il sostegno del terapeuta, che valuterà insieme alla persona se ricorrere a un breve ciclo di sedute supplementari.

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