Encopresi

Cos’e l’encopresi

L’encopresi consiste nella ripetuta ed involontaria evacuazione di feci, più raramente volontaria, in luoghi inappropriati (per esempio: vestiti, pavimento, ecc..); al contrario dell’enuresi, l’encopresi si verifica quasi esclusivamente durante il giorno.

La maggior parte dei bambini raggiunge il controllo dell’evacuazione, sia di giorno che di notte, a circa 3 anni e mezzo; l’età cronologica di riferimento per poter parlare di disturbo encopretico è di almeno 4 anni (o il livello di sviluppo è equivalente a questa età) e tale comportamento deve manifestarsi almeno una volta al mese per almeno tre mesi.

E’ fondamentale accertarsi che l’encopresi non sia dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per esempio: lassativi) o di una condizione medica generale, ma che sia piuttosto attuata attraverso un meccanismo che comporta costipazione.

A tal proposito è importante distinguere:

  1. un comportamento con costipazione ed incontinenza da sovrariempimento
  2. un comportamento senza costipazione ed incontinenza da sovrariempimento (prevalentemente dovuto a cause organiche)

Esistono, inoltre, due diverse tipologie di encopresi:

  1. Encopresi Primaria: il bambino non ha raggiunto il controllo intestinale
  2. Encopresi Secondaria: il disturbo si manifesta dopo che per un certo periodo è stato raggiunto il normale controllo sfinterico.

La grande maggioranza dei casi di encopresi è dovuta a costipazione cronica e ritenzione delle feci. I bambini di tutte le età che hanno feci dure, possono rispondere trattenendo le feci stesse. Quando avvertono l’impulso a defecare, si spaventano all’idea di provare dolore e reagiscono trattenendo le feci. Il ruolo del colon e del retto è di assorbire acqua dalle feci; così, più a lungo il bambino le trattiene, più dure queste diventano, rendendo la defecazione più dolorosa. Si crea in questo modo un circolo vizioso: la ritenzione di feci causa una defecazione più dolorosa, la quale a sua volta causa maggiore ritenzione, e così via. Il bambino, intrappolato in questo meccanismo, è sempre più portato a tentare di differire la defecazione. Quando l’intestino è frequentemente sovraccarico, i muscoli rettali diventano iperattivi e, contemporaneamente, i muscoli dell’ano si rilassano per riflesso in risposta all’attività del retto. Così, quando i muscoli si contraggono per eliminare il blocco, il bambino non ha un controllo volontario su quanto accade e si sporca.

L’encopresi non è un problema raro: si stima che ne soffra il 17% di bambini di 3 anni e l’1% di quelli di 4 anni; altri studi rivelano che tra i bambini che all’età di 5 anni entrano nelle scuole dell’obbligo, 3 su 100 si sporcano ancora. Tale numero diventa 2 su 100 tra i 7 e gli 8 anni e 1 su 100 (soprattutto maschi) intorno ai 12 anni. A causa del senso di vergogna e del tentativo della famiglia di tenere nascosto il problema, è possibile che in tali percentuali possano esserci delle sottostime.

L’encopresi è maggiormente frequente nel sesso maschile; è un disturbo presente a qualsiasi livello di abilità cognitive e in tutte le classi sociali; è da sottolineare inoltre l’esistenza di un’associazione molto significativa tra enuresi ed encopresi.

 

Il trattamento dell’encopresi

Come prima cosa è importante fugare ogni dubbio relativo alla natura del disturbo: è fondamentale una visita pediatrica tesa all’esclusione di cause organiche; può essere utile un’eventuale temporaneo ricorso a blandi lassativi allo scopo di favorire lo svuotamento intestinale e la costipazione e alla definizione di un corretto regime alimentare.

Una volta effettuata la visita, si può passare all’intervento di tipo cognitivo–comportamentale che comprende sia un lavoro psicoeducazionale con i genitori, sia l’applicazione di alcune strategie sia con i genitori che con i bambini.