dipendenza da social media

Social Network: una nuova fonte di addiction?

I Social Network sono divenuti nel tempo uno spazio in cui costruire relazioni ed esprimere se stessi, oltre ad aver rivoluzionato il modo in cui ci relazioniamo con le altre persone. Proprio per questo, essi sono intrinsecamente correlati alla salute mentale (Cramer & Inkster, 2017). I Social Network sono infatti un fenomeno sociale in continua crescita e diversi ricercatori si sono interessati agli effetti che possono avere nella vita quotidiana e all’ipotesi che possano generare comportamenti di addiction in alcune categorie di utenti.

L’inquadramento del problema appare essere di natura multifattoriale. Vengono infatti individuati fattori di rischio biologici, genetici e ambientali, fattori disposizionali (caratteristiche di personalità e temperamento), problemi psicosociali (ansia sociale, depressione, solitudine, isolamento), deficit nelle abilità sociali e bassa autoefficacia, rinforzatori (sentimenti positivi e gratificazione), strategie di coping e distorsioni cognitive (Wegmann & Brand, 2016).

Sebbene non inserita nella nuova versione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5; APA, 2013), sono stati proposti dei criteri diagnostici per l’inquadramento della dipendenza da Social Network:

  • Aumento della quantità di tempo trascorso sui Social Network;
  • Utilizzo dei Social Network a scuola e/o a lavoro con peggioramento delle perfomance;
  • Sintomi di astinenza come irritabilità, mancanza di concentrazione, insonnia quando la
    persona non è online;
  • Perdita di molto tempo sui Social Network e sforzi infruttuosi di limitare il tempo online;
  • Irritabilità quando qualcuno si intromette durante l’attività online;
  • Utilizzo dei Social Network per evitare i problemi o provare sollievo dalle emozioni negative;
  • Diminuzione del coinvolgimento sociale e familiare e abbandono delle attività prima
    piacevoli per la persona;
  • Utilizzo continuo dei Social Network nonostante le conseguenze negative.

 

Nei Social Network le persone ricercano connessione e interazione con gli altri ricavandone gratificazione, ma anche distrazione per evitare il disagio emotivo e sociale (Echeburúa, 2013). Rispetto alla più classica modalità di interazione faccia-a-faccia, presentano alcune peculiarità: anonimato, facile accessibilità, possibilità di controllare la rappresentazione di sé, basso rischio sociale percepito (svantaggi minori se la relazione dovesse fallire) e minore responsabilità verso gli altri. Queste caratteristiche rendono i Social Network particolarmente allettanti per le persone che cercano un modo per affrontare la solitudine e la bassa autostima, fino a sviluppare una preferenza per le interazioni online e la credenza che una persona possa essere più sicura di sé, capace e a proprio agio online piuttosto che offline. Gli individui che si percepiscono poco abili nel presentarsi agli altri e con problemi psicosociali come ansia, solitudine e isolamento sociale sono, quindi, più motivati rispetto alle persone con buone abilità sociali ad utilizzare i Social Network. La dipendenza da piattaforme come Facebook, Twitter o Instagram sembra quindi essere associata a deficit nelle abilità sociali presenti anche nella vita offline della persona.

Secondo il modello Interaction of Person Affect Cognition Execution model (I-PACE) di Brand e collaboratori (2016), oltre ai deficit di abilità sociali, giocano un ruolo importante nella dipendenza da Social Network anche variabili di natura cognitiva come le anticipazioni positive, le aspettative circa gli effetti dell’utilizzo di queste piattaforme online e gli stili di coping della persona. Anche specifiche caratteristiche di personalità come impulsività, sensation seeking e tratti narcisisti, sono state correlate all’uso patologico dei Social Network.

Nonostante la temporanea gratificazione e gli effetti positivi a breve termine, l’utilizzo eccessivo e compulsivo a lungo termine dei Social Network porta a conseguenze negative, come depressione, ansia, bassa autostima, scarso benessere, disgregazione dei rapporti sociali offline e peggioramento delle performance (Andreassen, 2015).

Ricerche orientate all’individuazione dei fattori implicati nell’utilizzo eccessivo e patologico dei Social Network e allo sviluppo di strumenti di assessment ad hoc sono centrali per lo sviluppo di programmi di trattamento efficaci che, secondo i ricercatori, dovrebbero focalizzarsi sull’uso controllato piuttosto che sull’astinenza totale dato il loro utilizzo anche nella vita professionale degli individui e non solo nella vita personale (Andreassen, 2015).

Dott.ssa Federica Gava

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub.
  • Andreassen, C.S. (2015). Online Social Network Site addiction: a comprehensive review. Current Addiction Reports, 2, 175-184.
  • Brand, M., Young, K. S., Laier, C., Wölfling, K., & Potenza, M. N. (2016). Integrating psychological and neurobiological considerations regarding the development and maintenance of specific Internet-use disorders: An Interaction of Person-Affect-Cognition-Execution (I-PACE) model. Neuroscience &
    Biobehavioral Reviews, 71, 252-266.
  • Caplan, S. E. (2003). Preference for online social interaction: a theory of problematic Internet use and psychosocial well-being. Communication research, 30(6), 625-648.
  • Cramer, S., & Inkster, B. (2017). Status of mind: social media and young people’s mental health and wellbeing. Report of Royal Society for Public Health & Young Health Movement, UK.
  • Echeburúa, E. (2013). Overuse of Social Networking. In P.M. Miller (a cura di) Principles of Addiction:
    Comprehensive Addictive Behaviors and Disorders, 1, 91. Academic Press.
  • Griffiths, M. (2005). A “components” model of addiction within a biopsychosocial framework. Journal of Substance Use, 10(4), 191-197.
  • Wegmann, E., & Brand, M. (2016). Internet-Communication Disorder: It’s a matter of social aspects, coping, and Internet-use expectancies. Frontiers in Psychology, 7.

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