Autismo

Che cos’è l’autismo?

‘Autismo’ è un termine ombrello che racchiude un insieme di complessi disturbi del neurosviluppo caratterizzati da difficoltà nell’interazione e nella comunicazione e da comportamenti stereotipati e ripetitivi.

 

Vi è oramai ampio consenso all’interno della comunità scientifica nel considerare l’autismo come una condizione neurobiologica.

  • Condizione: non è una malattia quindi non implica un peggioramento rispetto a un funzionamento precedente e una cura, ma un’incapacità di sviluppare alcune competenze che possono essere apprese con protocolli di analisi del comportamento.
  • Neurobiologica: è un’alterazione del funzionamento del cervello con basi genetiche multifattoriali.

 

L’autismo è una condizione altamente variabile i cui sintomi possono essere raggruppati in tre aree fondamentali per lo sviluppo:

  1. Socializzazione: difficoltà o incapacità di relazionarsi, deficit di empatia e astrazione;
  2. Comunicazione: assenza o difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale;
  3. Interessi e comportamenti: comportamenti stereotipati e ripetitivi, pochi interessi e attività.

 

VIDEO EMBED A for autism

 

Le cause dell’autismo non sono note ma la ricerca sta mostrando che è una condizione complessa con forte base genetica multifattoriale; non esiste il ‘gene dell’autismo’. Non sono ancora stati identificati fattori ambientali che possano favorire lo sviluppo dell’autismo. Per fattori ambientali s’intendono tutti i fattori esterni al soggetto. Un esempio di fattori ambientali che sembra possano avere alcune influenze sull’autismo è l’età dei genitori al momento della nascita del figlio e le complicanze durante il parto. Inoltre molti fattori ambientali hanno un ruolo ‘nell’accendere o spegnere’ dei geni già presenti nel bambino che possono consolidare una predisposizione all’autismo ma è poco verosimile che lo possano causare in altri soggetti non predisposti.

 

Purtroppo la storia dell’autismo è relativamente recente e le prime teorie per quanto oramai obsolete e falsificate continuano a sopravvivere nell’immaginario collettivo e in alcune correnti psicoanalitiche.

 

L’autismo non è:

  • Una forma di psicosi o schizofrenia;
  • Una reazione all’ambiente familiare;
  • Una reazione a vaccini o allergeni.

 

 

Lo spettro autistico

Sarebbe più corretto parlare di spettro autistico piuttosto che di autismo. Non è una condizione da vedere in bianco o nero, autistici vs non autistici, ma piuttosto una dimensione su cui si collocano le persone: da un lato vi è l’autismo severo a basso funzionamento, dall’altro un funzionamento fisiologico particolarmente empatico e poco portato al pensiero analitico. Fino a poco fa si parlava, ad esempio, di sindrome di Asperger ovvero di autismo ad alto funzionamento.

Anche pensare lo spettro autistico come monodimensionale può essere riduttivo.

 

Alcune persone con autismo lieve possono essere molto intelligenti ma poco empatiche ovvero hanno difficoltà a capire le emozioni altrui, la comunicazione sociale, non verbale e paraverbale, le convenzioni sociali, i modi di dire, ecc.

 

Normalmente sono identificati tre livelli di gravità che necessitano via via di maggiore supporto.

  1. Livello 1 – è necessario un supporto
  2. Livello 2 – è necessario un supporto significativo
  3. Livello 3 – è necessario un supporto molto significativo

 

Il dott. Sheldon Cooper di The Big Bang Theory è un esempio di autistico ad alto funzionamento:

 

Empatia

È la capacità innata di mettersi nei panni altrui e di capire l’esperienza mentale ed emotiva delle altre persone che nell’autismo appare gravemente compromessa. Comprende la capacità di leggere emozioni, espressioni facciali e tutto ciò che non fa parte dei messaggi letterali espliciti nello scambio comunicativo che avviene tra due persone. La mancanza di empatia si traduce quindi in un’incapacità di leggere le emozioni e le situazioni sociali, il non riuscire a interagire con le persone su un piano che non sia strettamente concreto ed esplicito.

 

Teoria della mente

È la capacità di rappresentarsi e di pensare i propri stati mentali e quelli altrui che nell’autismo mostra gravi deficit. Rappresenta la capacità di riflettere sui pensieri, sulle percezioni e le emozioni in modo tale da capire, spiegarsi e prevedere il comportamento proprio e altrui. Comprende inoltre la capacità di ‘tenere a mente la mente altrui’. Prendiamo l’esempio di un gioco con delle bambole, Sally e Anne. Sally ed Anne hanno rispettivamente una scatola e un cestino, Sally nasconde la sua biglia nella scatola e se ne va. Anne allora, che ha visto tutto, prende la biglia dalla scatola e la nasconde nel suo cestino. Quando torna Sally che vuole giocare, la biglia dove la cerca? Il bambino che manda la bambola a cercarla nel cestino non è in grado di rappresentarsi il pensiero di Sally che finché era via non poteva sapere che Anne aveva spostato la biglia.

 

Come posso sapere se mio figlio è autistico?

Solo uno specialista qualificato (psicologo, psicoterapeuta o neuropsichiatra infantile) può diagnosticare con sicurezza questa condizione. Bisogna anche capire che la diagnosi è qualcosa che trascende l’etichetta diagnostica – di utilità fondamentale per creare un lessico condiviso – in quanto l’autismo è un mondo enorme ed è importante riuscire a mettere a fuoco meticolosamente il livello di funzionamento del soggetto e le sue peculiarità. La diagnosi, infatti, è condizione necessaria per poter stendere poi un piano di trattamento.

 

È molto importante riuscire ad accorgersi per tempo di queste condizioni. Ecco alcuni segni che possono indicare che un bambino piccolo sia autistico:

  • Mancanza di lallazione all’età di un anno;
  • Non indica all’età di un anno;
  • Non pronuncia parole a una frase a 16 mesi o frasi a due parole all’età di due anni;
  • Non risponde al proprio nome;
  • Non ricerca il contatto oculare;
  • Eccessivo ordine nei giocattoli od oggetti;
  • Non sorride o non reagisce alle situazioni sociali.

 

Alcuni segni in bambini più cresciuti possono essere:

  • Difficoltà a fare amicizia con altri bambini;
  • Difficoltà a iniziare o sostenere una conversazione;
  • Mancanza di gioco simbolico o sociale;
  • Uso ripetitivo del linguaggio;
  • Interessi molto specifici;
  • Preoccupazione in presenza di alcuni oggetti o persone;
  • Inflessibilità nel cambio di routine.

 

Alcuni segni di autismo foto

 

Come si può trattare l’autismo?

Le due terapie basate sull’evidenza (Evidence Based Therapies) per il trattamento dell’autismo sono l’ABA e la TEACCH.

 

L’ABA (Applied Behavior Analysis) è un metodo basato sui principi della terapia del comportamento che prevede un trattamento ecologico – svolto nella casa del soggetto – in cui i tecnici portano avanti un piano di lavoro che porta il soggetto ad acquisire diverse abilità, in maniera graduale.

L’ABA è il metodo raccomandato dalle linee guida del Ministero della Salute.

 

La TEACCH (Treatment and Education of Autistic and related Communication handicapped Children) un metodo basato sui principi della psicologia cognitiva e prevede un lavoro atto allo sviluppo di empatia e della teoria della mente del soggetto.

 

La psicomotricità è stata ripetutamente dimostrata inefficace dalla ricerca scientifica internazionale.

 

Domande frequenti

Quanto è comune l’autismo?

Le stime più verosimili sono di 1 persona su 100. L’autismo è diagnosticato 4 volte più frequentemente nei maschi che nelle femmine e quando diagnosticato nelle femmine il quadro è generalmente più grave. Questo può essere indice di un’incapacità di identificare le manifestazioni lievi nelle donne.

 

A che età inizia?

I sintomi dell’autismo iniziano generalmente a diventare evidenti tra il primo e secondo anno di vita.

 

L’autismo è causato dai vaccini?

L’autismo non è causato dai vaccini. Questo mito è nato da un articolo fraudolento di un medico con dati falsificati e nessuno studio ha mai osservato nessi causali, né tantomeno più alte percentuali di bambini autistici tra i bambini vaccinati.

 

L’autismo ha una base genetica?

L’autismo è una condizione complessa in cui la genetica gioca un forte ruolo, anche se non si sa ancora bene in che modo. Gli studi sui gemelli (studi di genetica quantitativa) mostrano che la genetica gioca un forte ruolo nello sviluppo dell’autismo. Si stima l’ereditabilità sia del 60-90% (genetica addittiva) e il 15% dei casi di autismo sono associati a una nota mutazione genetica.

 

Quali sono i trattamenti efficaci dell’autismo?

La ricerca e le linee guida internazionali supportano l’ABA e la TEACCH. L’ABA è raccomandata anche dalle linee guida del Ministero della Sanità e in alcune regioni, tra cui il Veneto, sono previsti dei rimborsi per le famiglie che si avvalgono di questo trattamento.

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