dissociazione

Dissociazione: quando una difesa diventa un problema

Dissociare significa separare. Dividere o disconnettere degli elementi che hanno qualcosa in comune. La dissociazione mentale viene definita nel DSM-5 come “separazione di gruppi di contenuti mentali dalla consapevolezza, […] la separazione di un’idea dal suo significato emotivo e dall’affetto collegato” e riguarda l’identità e la percezione dell’ambiente, le alterazioni della sensazione, della memoria e del movimento.

A livello patologico, rappresenta un meccanismo di difesa che consente di vivere due realtà contraddittorie senza avere la consapevolezza del contrasto, innescatosi solitamente dopo traumi come abusi, incidenti, lutti, maltrattamenti e abbandoni, che hanno avuto luogo principalmente in età infantile. A livello non patologico invece, rappresenta una normale funzione psichica della vita quotidiana, una strategia di adattamento, utile per ridurre l’ansia in condizioni di stress, nonché un metodo per alienarsi in condizioni piacevoli o rilassanti: siamo dissociati quando siamo immersi nella lettura di un buon libro, quando siamo al cinema e guardiamo un film interessante oppure quando guidiamo e, seguendo il flusso dei pensieri, arriviamo a destinazione senza sapere come. Anche alcol e droghe consentono di fare esperienze di dissociazione, un meccanismo che permette di isolarsi e utilizzare le risorse cognitive per qualcos’altro, che protegge dal dolore e dai ricordi spiacevoli permettendo di andare avanti laddove rimangono solo frammenti del sé, evitando le conseguenze psicologiche di un trauma fisico.

Tale strategia mentale diviene patologica quando porta ad una compromissione funzionale, a un’alterazione del comportamento ed alla comparsa di alcuni sintomi: i sintomi negativi riguardano perdite apparenti come perdita di memoria, del controllo motorio, di abilità e di consapevolezza somatosensoriale; i sintomi positivi includono le intrusioni nel pensiero, i flashback e la sensazione di rivivere gli eventi traumatici. Tra di essi, i più frequenti sono il senso soggettivo di intorpidimento o distacco, la ridotta consapevolezza dell’ambiente circostante, la derealizzazione, la depersonalizzazione e l’amnesia dissociativa. In particolare, la derealizzazione è la sensazione di sentirsi distaccati dalla realtà e dall’ambiente circostante, di osservarsi dall’esterno. Mentre la depersonalizzazione riguarda il sentirsi distaccato dal proprio corpo, dai propri pensieri e dalle proprie emozioni, il sentirsi come un robot o un “morto che cammina”, un involucro vuoto incapace di provare sentimenti. Sono proprio questi vissuti di percezione “dall’esterno” a preoccupare ed infastidire maggiormente chi ne soffre: la persona si sente “sbagliata”, non più in grado di provare normali emozioni e reazioni e può arrivare a svalutarsi, ad isolarsi, a dover fare i conti con un tono dell’umore sempre più basso, fino ai casi più gravi di depressione ed ansia sociale.

È importante ricordare che i disturbi dissociativi possono essere trattati in maniera efficace, rivolgendosi a figure professionali competenti, come gli psicoterapeuti piuttosto che procedendo da soli o affidandosi a rimedi “fai da te”. Infatti, il primo passo nel trattamento di tale patologia è arginare l’isolamento e i sentimenti di inadeguatezza generatisi, dando informazioni utili e restituendo alla persona un senso di controllo sui propri vissuti e sui propri pensieri; successivamente si modificheranno le convinzioni e le modalità di azione e reazione tipiche di tali situazioni patologiche.

 

Bibliografia

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