esame di stato

Esame di stato: come prepararsi e, soprattutto, come non prepararsi

Mi viene posta spesso, da neo-laureati in psicologia, la domanda: che libri potrei comprare in preparazione all’esame di stato.

Forte dell’esperienza di tre commissioni d’esami, una come segretario e due come presidente, dò da tempo la medesima risposta: tu non comprare un bel niente! Al massimo ricompra quei manuali importanti che hai venduto.

Questo penso e dico, benché anch’io abbia una (minima) corresponsabilità con una delle guide più fortunate. Infatti, le prove d’esame hanno da vertere sugli aspetti teorici e applicativi della psicologia, dunque potrebbero riguardare quasi ogni argomento incontrato nei cinque anni di laurea e nei corrispettivi manuali. Dunque impensabile ‘ripassare’ o apprendere in qualche mese quel che non si è appreso in cinque anni più uno. Nulla dunque da studiare, se non le poche pagine di documenti dell’Ordine degli Psicologi in tema di deontologia professionale.

Cosa fare per prepararsi? Non fare fesserie, ma andare tranquillamente al mare (o dove più piace) il giorno prima. Stare lontani da quanto si dice nel web sull’esame di stato, rifuggire come la peste quei siti e quei corsi che vi mostrano delle tracce e vi insegnano come e cosa scrivere.

La prima prova è simile a un ‘tema’ di argomento molto generale. Proprio perché la latitudine degli argomenti è enorme, il grado di approfondimento richiesto è minimo: quel che non si può non ricordare a distanza d’anni. Difficile fare male il compito e le commissioni sono molto poco esigenti. E’ possibile farsi bocciare, ma occorre una non comune buona volontà.

 

 

Studente sul banco che da un esame

 

Si fanno bocciare coloro che non leggono con cura i quesiti d’esame e non rispondono alle domande poste, ma parlano di quel che loro vogliono o sviluppano delle tracce che si sono ‘preparati’ in anticipo.

Tali bocciature non discendono da insufficiente cultura psicologica, ma da insufficiente intelligenza sociale: non importa cosa mi chiedono, io so come menar il can per l’aia! Per esempio, se l’argomento fosse ‘modelli attuali della memoria’ non sprecate una riga per partire da Ebbinghaus. Se l’argomento fosse ‘modelli teorici dell’attività cognitiva degli ultimi due decenni’ non fate premesse storiche su Pavlov e Skinner; se ritenete che ci sia qualcosa di più importante dei modelli cognitivi da raccontare, raccontatelo nell’ultimo 10% del vostro elaborato. Non prendete esempio da Calvin, lo scolaro della nostra vignetta, la maestra potrebbe avere clemenza per una onesta ammissione d’ignoranza, ma si potrebbe indisporre davanti a evasioni ideologiche o epistemologiche.

Possibilmente scrivete ‘Freud’ e non ‘Froid’, ‘perché’ e non ‘xché’!

La seconda prova è un ‘progetto’. La folgore di Giove fulmini chi ha inventato questa assurdità! Pensare e scrivere un buon progetto è difficilissimo per un 95% di professionisti esperti! Non si chiede all’esame di patente di cimentarsi nella guida su neve e ghiaccio! Poiché lo sanno anche le commissioni d’esame, gli standard richiesti sono il minimo della decenza. Anche qui non serve una grandissima cultura psicologica, ma leggere e capire i quesiti d’esame. Per farsi bocciare bisogna ‘progettare’ cose intrinsecamente contraddittorie o palesemente assurde.

Si fanno bocciare coloro che hanno un ‘format’ prestabilito in mente e lo applicano a dispetto dei quesiti d’esame. Quel format sarà splendido e collaudatissimo in altre situazioni, ma è un letto di Procuste per una prova d’esame ed è poco probabile che sia proprio quello tagliato su misura di quei determinati quesiti d’esame. Una commissione pochi anni fa si è vista costretta a far esporre la comunicazione seguente:
“Nella seconda prova ci sono stati ancora elaborati insufficienti perché non rispondevano ai quesiti proposti. Vari candidati non si sono focalizzati sulle specifiche tracce, depistati dal ricalcare in maniera generica ed impropria esempi e format precostituiti.

In vista della terza prova, la commissione si vede costretta a ribadire che 1) lo svolgimento deve essere focalizzato sui quesiti proposti e che 2) la lettura attenta e la comprensione dei quesiti è pregiudiziale. Si scoraggia inoltre l’applicazione di modelli e format predefiniti.”

Le medesime avvertenze potrebbero ripetersi per la terza prova, che riguarda un caso specifico di intervento psicologico.

Riassumendo, non ha senso pensare di accrescere in misura sensibile sei anni di conoscenze acquisite, dunque niente di nuovo da leggere e studiare. Non serve fare schemi, non serve ‘ripassare’.

Ha invece senso ‘allenarsi’ a tempi e modi dell’esame di stato, che sono diversi e più dilatati rispetto agli esami incontrati nella carriera universitaria. Le coping skills utili risalgono alla scuola superiore e alla preparazione dell’esame di maturità: riflettere sul titolo con attenzione, buttar giù una traccia pertinente, programmare la gestione del tempo, tenere sotto controllo i tempi.

Altri consigli. L’accesso all’Ordine avviene su base regionale e ciascuna regione ha sviluppato proprie consuetudine e preferenze. Quel che si fa negli atenei di una regione è diverso da altri atenei. E’ facile sapere i titoli delle prove che sono state assegnate nel corso degli anni e sapere quanto tempo è stato dato, sono informazioni di dominio pubblico, le segreterie degli Ordini le forniscono cortesemente.

Seconda e terza prova sono a scelta, perciò l’elenco è lungo. Elencarli prova per prova. Selezionarne una dozzina o due fra quelli che ci paiono più ostici, quelli per i quali non sapremmo proprio cosa dire.

Svolgerne uno al giorno nel tempo assegnato. Naturalmente in condizioni d’esame: senza libri da consultare, senza accesso a internet. Lasciare riposare lo svolgimento un paio di settimane e allenarsi con altri temi. Riprendere ciascuna simulazione in mano, darsi il voto con un sensato giudizio scritto. Il giudizio sia costruttivo, indichi cioè come si potrebbe fare meglio. Dedicare un’altra mezza giornata a dare un nuovo svolgimento per quel titolo. Lasciare sedimentare e così via.

Dunque allenarsi a meglio gestire l’organizzazione delle proprie conoscenze e la distribuzione dei tempi dello svolgimento. Compresa la banalità (tutt’altro che irrilevante!) della leggibilità della calligrafia.

In bocca al lupo!

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